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Da gennaio 2007 adv[art]ising si è spostato sulla rivista Exibart on paper!!!
~ marketing e comunicazione culturale ~
Da gennaio 2007 adv[art]ising si è spostato sulla rivista Exibart on paper!!!
La Sanlam Glacier è una società sudafricana che ha come core business le soluzioni e gli investimenti finanziari. Per la campagna stampa 2007 si è affidata all’agenzia Jupiter Drawing Room di Cape Town. Il team di creativi, diretti da Jamie Mietz, ha elaborato tre artworks, con tre packshots diversi realizzati dal fotografo Justin Polkey che raffigurano i tipici ritratti aristocratici autocelebrativi, di evidente sapore antico (ma di dubbio valore artistico), inseriti in un contesto abitativo nobile, e dotando i personaggi di alcuni particolari oggetti che ne attualizzano la presenza. A supporto delle immagini, il Direttore Creativo Livio Tronchin e il Copywriter Jonathan Commerford hanno elaborato la headline “Turn new money into old money”, seguita dal claim “Our financial experts will create the perfect solution to help grow your wealth and maintain it for generations to come”. Quindi, il manufatto artistico (ritratto, scultura etc.) dotato di status symbol come gli occhiali alla moda, gli orologi tecnologici, le supercars saranno la conferma di aver investito bene e consolidato nel tempo il patrimonio. A riprova della garanzia di saper gestire gli investimenti, la compagnia Sanlam possiede la “Sanlam Art Gallery”: una densa collezione di dipinti, disegni e sculture degli artisti sudafricani più rappresentativi.




Tuttavia, la consistenza materiale del testo è alleggerita meravigliosamente dall’intelligenza creativa che permea le pagine. E una mattonata che colpisce ora ignare signore ora auto in sosta non poteva che essere l’azione pubblicitaria dell’evento, giocata su una calibratissima autoironia, sull’azzardo e ovviamente sulla rottura in puro spirito guerrilla.



Il mezzo televisivo rispolvera l'arte. Non che fosse mai stata completamente dimenticata, ma ultimamente i palinsesti, soprattutto Rai, contengono varie esperienze: dall'ormai famoso "Passepartout", declinato intimamente anche in "Notturno dalla Maremma" a "Furti d'arte" in onda su Rai3 nonchè caravaggismi vari raccontati da Fò. La concorrenza poi si mantiene forte sul contemporaneo con l'imbattibile "Nonsolomoda". Adesso si attenderà di vedere ARTHEA, "marchio etico che, in forza della convenzione siglata con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Promozione e della collaborazione del FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano, promuove la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale illustrando e raccontando l’arte attraverso un linguaggio innovativo ed accessibile a tutti". Il progetto prevede un video-archivio digitale di beni culturali e artistici in varie forme multimediali: Arthea “Pillole d’arte per tutti” - serie televisiva in 52 puntate e in onda su RAI TRE da domenica 22 gennaio trasmesse alle ore 9,05 (fascia oraria notoriamente forte dal punto di vista dell'audience...!); Arthea Home Video - raccolta delle migliori puntate della serie televisiva; Arthea Video Guida - nuova modalità di video guida per i musei; Arthea Digital Video Mail - cartolina postale in formato digitale. Insomma, un packaging audio-video ben strutturato. "L’obiettivo è di raccontare l’Arte con un linguaggio televisivo accessibile a tutti e suscitare curiosità verso l’Arte in un grande pubblico". Chi vivrà vedrà!
Presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma - Museo del Corso - è stata organizzata la mostra: "Roma di Piranesi. La città del Settecento nelle Grandi Vedute", incentrata sulla serie completa delle opere una volta appartenute alla famiglia dei Duchi di Wellington.
solitamente per i restauri delle facciate di palazzi o chiese da parte di società private, il Museo del Corso prosegue questa linea declinandola ai fini pubblicitari e promozionali della mostra.

I tagli alla cultura sono sempre più evidenti, soprattutto quando anche azioni pubblicitarie che solitamente prevedono budget ridottissimi vengono approssimate. Forse si tratta di una “prova” pubblicitaria, un “vediamo che succede se stupiamo un po’ il pubblico di visitatori” che il Ministero, o la sovrintendenza, ha voluto sperimentare! Bah...
Ma ricapitoliamo. Un tombino, un adesivo grande quanto un manifesto e delle informazioni: questo è quanto è stato progettato per pubblicizzare in maniera non convenzionale la mostra “Roma: Memorie dal sottosuolo. Ritrovamenti archeologici 1980/2006” in cui
E’ evidente che poi così tanto retrò e antiquato in fatto di comunicazione il Ministero non è! Anzi, la comunicazione degli eventi culturali dà segni di novità! Ma si è ancora molto lontani, soprattutto dalle azioni di guerrilla ben costruite.
Interessante il titolo, memore delle parole dostoevskiane e che rimanda al sottosuolo come presenza di reperti, anche se i tombini ormai sono svalutati (si vedano a tal proposito le splendide campagne di Amnesty International). Il colore dell’adesivo poi…
Tutto rimane circoscritto in pochi posti: Piazza del Popolo, le immediate vicinanze alla location; forse affisso in altri luoghi, ma evidentemente non corrisponde al numero da utilizzare per colpire un vasto pubblico. Insomma, sembra piuttosto un ibrido tra lo stickering e il manifesto normale.
Un’azione di guerrilla di questo tipo presuppone strategie organizzative ed inventive ulteriori piuttosto che una semplice affiche incollata al suolo. Se si vuole creare stupore e allo stesso tempo incuriosire tanto da catturare l’osservatore passante e trasformarlo in visitatore non basta di certo posizionare un manifesto soltanto nelle immediate vicinanze della mostra o distribuirlo genericamente e senza un filo conduttore. Interessante sarebbe stato creare un percorso modello “Pollicino” che si diramava della stazione Termini, in modo da incuriosire i turisti (uno dei target di riferimento) che in quelle zone non mancano mai, magari anche dalla metropolitana di Repubblica etc. Un teaser forse soltanto con il titolo, senza dare altre informazioni come invece avviene in questo caso su ogni manifesto.
Tuttavia, rimane il merito per la soprintendenza di aver svecchiato marginalmente la comunicazione culturale, praticamente assente in Italia.
Riprovaci ancora Mibac!
Ecco alcuni suggerimenti su come impostare una guerrilla