~ marketing e comunicazione culturale ~

Friday, October 27, 2006

~ naturalmente arte

Molto interessante il modo escogitato da WWF Italia per pubblicizzare il suo quarantennale e allo stasso tempo acquisire nuovi fondi: realizzare una mostra d’arte contemporanea e un’asta benefica (dal 7 - 15 novembre 2006 - Galleria dell’Accademia Tedesca Villa Massimo - Roma).
Infatti, il WWF ha chiesto a 16 artisti tra cui Lothar Baumgarten, Tony Cragg, Enzo Cucchi, Candida Höfer, Rebecca Horn, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Wolfgang Laib, Richard Long, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Katharina Sieverding, Ettore Spalletti, Emilio Vedova (purtroppo nel frattempo deceduto, vedi post sotto) e Gilberto Zorio di interpretare il tema riguardante "la protezione della natura"

Le opere, realizzate su carta riciclata, saranno protagoniste di “Can Art Save the Planet?” la prima mostra d’arte internazionale dedicata all’ambiente in Italia.
Successivamente alla mostra le opere degli artisti saranno battute all’asta con la collaborazione di Christie’s il 15 novembre presso la Villa Massimo a Roma per finanziare gli oltre 2000 progetti di conservazione del WWF nel mondo.

L’evento vede impegnati, accanto agli artisti, la collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, madrina dell’iniziativa e manager artistica di rango, e gli immancabili curatori di fama internazionale che hanno contribuito alla stesura di un testo per il catalogo.

Come dire, se la natura non tocca ormai più di tanto le sensibilità comuni proviamoci con l'arte contemporanea che attualmente tira meglio!!!

fonte
www.tafter.it
link
www.wwf.it

Thursday, October 26, 2006

~ Italia Vedova

Monday, October 23, 2006

~ sgarbi di merda

Alla cacca saranno dedicate due mostre nella città di Milano: una curata da Oliviero Toscani, di matrice didattico-scientifica (dal 21 marzo 2007 nel Biolab del Museo di Storia naturale); l'altra proposta da Vittorio Sgarbi di "natura" artistica, che dovrebbe trovare posto nel vicino Pac.

I° dubbio: Oliviero Toscani, fotografo e creativo, curerà quella didattico-scientifica, con percorsi che mostreranno il ciclo delle feci, dall’alimentazione all’evacuazione, dal sifone alla conversione in energia, e ci sarà anche una "cacca-machine", dove i visitatori potranno inserire cibo e osservare la sua trasformazione in scarto.
Interessante, molto. Ma Toscani cosa c'entra con il "didattico-scientifico"? Non era meglio un biologo?

Al Pac, invece, il tema sarà affrontato sotto il profilo delle avanguardie che, come ricordato dal critico Sgarbi, dall’ "Orinatoio di Duschamp alla Merda d’artista di Manzoni, hanno fatto degli escrementi un caposaldo dell’arte del Novecento".

Addirittura caposaldo! Mah...Forse si riferiva a qualche recente produzione artistica non troppo interessante, data la sua avversione dichiarata verso l'arte contemporanea.

Sgarbi poi prosegue: "Mi sembra un tema fin troppo facile, quasi obsoleto, dove non vedo provocazione".
Che Pac(co)...Se ci togli anche la provocazione resta proprio una mostra di merda!

Una poltrona per due

fonte
www.repubblica.it

Monday, October 16, 2006

~ macro, amaci!


La giornata del contemporaneo, giunta alla sua seconda edizione, sembra aver riscosso nuovamente successo e questo a dimostrazione di quanto l'arte contemporanea, con gli eventi correlati, continuano a tirare. Tuttavia, esistono stranezze che sembrano inspiegabili, anzi sarebbe opportuno spiegarli e cioè:

1 - perchè il Macro di Roma, tempio dell'arte contemporanea nella Capitale (almeno finchè non sarà terminato il MAXXI), nonchè socia Amaci non ha partecipato, facendo inoltre pagare il biglieto dall'esiguissimo costo? Nelle sale si sentiva il rumode soltanto di una video istallazione, mentre gli unici movimenti erano i pollici dei responsabili di sala...

Almeno il Chiostro del Bramante si limitava a mettere gratis l'entrata al monumento seppur non iscritto all'Amaci e non dando nessun tipo di comunicazione di partecipazione all'evento.

Forte affluenza invece al MAXXI

MACRO vs MAXXI = 0 - 1

fonte:
www.amaci.org

Wednesday, October 11, 2006

~ made in Italy

L'Italia anni '50, dopo la guerra, era un cumulo di rovine con un reddito pro-capite bassissimo, ma è a partire da questo panorama che esplose il boom economico e sociale, facendo diventare l'Italia, nel giro di pochi anni, uno dei maggiori paesi industrializzati del mondo, scalzando quella visione di un paese agricolo e arretrato. Sono le Agenzie di pubblicità straniere ad imporsi in Italia che aprono la strada per la "razionalizzazione del lavoro pubblicitario", la fine dell'improvvisazione artigianale e della "artisticità" che aveva definito gli esordi di questa disciplina. Nelle campagne di quegli anni si inizia ad avvertire l'ansia dell'originalità, della competitività, del superamento delle vecchie formule. Nel complesso, comunque, la pubblicità è molto formale, gli annunci sono molto seri e argomentati, pochissimo divertenti (il tutto, tra l'altro, andò a canalizzarsi nel Carosello: un fenomeno unico nella pubblicità mondiale realizzato dall'accostamento contemporaneo di pubblicità e spettacolo).
Ecco, la Nike, memore di tutto ciò e che evidenetemente rispecchia le caratteristiche di quella che è stata la Nazionale di Lippi, sembra aver voluto giocare su questa immagine di "ripresa" con la campagna "Produit en Italie", realizzata dall'agenzia Wieden+Kennedy per il lancio delle tre versioni celebrative, in color oro, Total90 Supremacy, Air Legend e Mercurial Vapor III. Così come L'Italia degli anni '50 esplose portando nel mondo prodotti di alto livello, così i giocatori della Nazionale diventano per la Nike personificazioni di quegli stessi oggetti: la pasta Barilla, il caffè Lavazza, le macchine da scrivere Olivetti, le moto dalla Guzzi alla Ducati...

Elegantemente retrò!













fonte:
http://creativeclassics.blogspot.com/





Tuesday, October 10, 2006

~ for ever, for everyone? No. da sempre, per pochi!


Sul sito internet www.tafter.it, nell'aggiornamento odierno viene presentato un testo scritto dalla dott.ssa Daniela Venturi. Formazione prima umanistica poi manageriale (da qui evidentemente l'inclinazione a parlare con i numeri), insegna Marketing in varie istituzioni Universitarie. Esordisce dicendo: "Far si che i musei italiani costruiscano un proprio brand forte e connotante. E che possano poi avviare un processo di commercializzazione basato su un sistema di licenze concesse sul brand stesso. Stiamo parlando di fare business. Non è un'idea vandalica e non è una svendita, ma un modo intelligente di sostenere l'arte..."

Ecco, andiamolo prima di tutto a spiegare a chi storce il naso che questa bella affermazione non vuol dire assolutamente inficiare e snaturare i valori culturali di un museo.
Vuol dire piuttosto che il museo diventi un motore che non è perennemmente ingolfato, ma che carbura ad alti regimi. Un luogo attivo, di scambio, di acquisto, un centro commerciale di cultura insomma.
Un luogo-logo che imponga, si proprio così, il suo prodotto e il suo marchio attarverso anche altri mezzi: non potrebbe che giovare alla comunità.

La Dott.ssa Venturi parla elencando i dati della National Trust, istituzione no profit che preserva e protegge non solo monumenti nazionali ma anche le coste e le campagne della Gran Bretagna, un pò come fa il Fai o Italia Nostra in Italia. Ma per questi due casi nostrani si vola sempre intorno a cifre irrisorie: 70.000 soci per il Fai e intorno ai 200.000 per Italia Nostra.

Purtroppo noi italiani non possediamo il pragmatismo anglosassone e, ancor peggio, non abbiamo familiarità con la nostra cultura; e pensare che loro, gli inglesi, hanno fatto diventare luogo di incontro anche gli stadi, da sempre luoghi abbandonati durante la settimana!

"Il vero problema", continua la Dott.ssa Venturi, "è nella mancanza di volontà da parte delle Istituzioni di considerare questo museo all’aria aperta che è l’Italia come qualche cosa che deve vivere, prosperare, deve essere gestita con metodi moderni da esperti del settore, attenti si all’arte ma consapevoli che mantenerla e gestirla è un fatto costoso che va finanziato e non è sicuramente lo Stato quello che può affrontare un carico simile".

Sono d'accordo, ma è evidente che il problema è molto più ampio ed endemico, affonda le radici nel modo di porsi che abbiamo noi italiani con le opere e le espressioni artistiche: di diffidente distacco.
Occorrerebbe innanzitutto un appressamento sensibile: abituati dalla notte dei tempi (o dell'arte) a essere avvolti dalla cultura, paradossalmente ne siamo lontani.
Poi bisogna far fiutare sempre di più la possibilità di ritorni per gli investitori, anche se si sta radicando un nuovo mecenatismo da parte di compagnie bancarie, fatto di sponsorizzazioni, restauri pianificati, eventi pensati ad hoc...

"o' sapunar ten a' giott e nunn'o sap, s' l'è shcurdat..."

fonte
www.tafter.it

Tuesday, October 03, 2006

~ eurost(art


Trenitalia ci riprova.

Evidentemente FS, dopo i problemi di sporcizia sui convogli, ritardi, scioperi, incuria varia continua a puntare tutto su leve culturali per le sue azioni di mktg, magari fornendo emozione tanto ai passeggeri quanto a chi rimane in stazione, donando loro un'esperienza artistica.

In realtà FS non è nuova all'utilizzo dell'arte per la sua promozione, infatti, per fare alcuni esempi, alla stazione Termini di Roma creò lo spazio espositivo, ma adesso in disuso, "GaTe" (acronimo di Galleria Termini, ma che in inglese significa "uscita"; infatti adesso è uscita di scena!). Oppure il "Progetto Magnifico" di cui non sembra vedersene traccia, reliazzato con Mecenate 90.

Poi, più di un anno fà (21 - 31 gennaio 2005), si fece promotrice con la Direzione Generale per l'Architettura e l’Arte Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Ministero Francese della Cultura e Comunicazione della mostra itinerante «Ligne Art». La mostra si proponeva "di promuovere l’arte contemporanea rendendola però accessibile ad un pubblico vasto", con un obiettivo: "far uscire l’arte dall’abituale costrizione che la presenta in luoghi convenzionali, troppo spesso musei e gallerie" senza "semplificare il lavoro degli artisti visivi per il grande pubblico".
Bello, considerata anche la valenza didattico-sociale.

Adesso ci riprova con "Il Treno dell’Arte - Museo per un giorno" in occasione del 60° Anniversario della Repubblica.
Anche questa idea sembra interessante: un treno che arriva nella stazione della tua città e per un giorno diventa luogo espositivo.

Purtroppo però, sembra viziata da un eccesso di considerazioni fatte e scritte dell'ideatore e curatore del progetto Antonio M. Pivetta volte a illustrarne il senso.

Speriamo solo che le opere esposte non vengano spiegate con lo stesso linguaggio arzigogolato e ampolloso con cui il curatore descrive gli artisti: "(...) sino alla concupiscenza cromatica di Faccincani o al nirvana di Alinari". Ehh?!?
Inoltre, come egli stesso afferma, deve essere un avvicinamento graduale all'arte, di conoscenza sesibile e culturale: "cerchiamo di comprendere le parole per capire meglio lo spiritual…", appunto.

Il linguaggio è il vero problema, fonte di uno degli errori più frequenti per l'esposizioni d'arte: autoesaltazione linguistica e sintattica da parte del curatore, che spesso è incomprensibile ai più.
In tal caso anche un luogo "familiare" come il treno rischia di essere vuoto (il che alle volte non sarebbe male!).

Alcuni dubbi:
ci saranno visite guidate?
Le opere esposte sono significative o solo "primizie" perchè inferiori?

Mah, si vedrà...Intanto accorrete, l'Arte sta per ripartire!

fonte
www.tafter.it

link
www.trenodellarte.it