
I tagli alla cultura sono sempre più evidenti, soprattutto quando anche azioni pubblicitarie che solitamente prevedono budget ridottissimi vengono approssimate. Forse si tratta di una “prova” pubblicitaria, un “vediamo che succede se stupiamo un po’ il pubblico di visitatori” che il Ministero, o la sovrintendenza, ha voluto sperimentare! Bah...
Ma ricapitoliamo. Un tombino, un adesivo grande quanto un manifesto e delle informazioni: questo è quanto è stato progettato per pubblicizzare in maniera non convenzionale la mostra “Roma: Memorie dal sottosuolo. Ritrovamenti archeologici 1980/2006” in cui la Soprintendenza Archeologica presenta i ritrovamenti degli scavi degli ultimi venticinque anni e mai esposti prima al pubblico.
E’ evidente che poi così tanto retrò e antiquato in fatto di comunicazione il Ministero non è! Anzi, la comunicazione degli eventi culturali dà segni di novità! Ma si è ancora molto lontani, soprattutto dalle azioni di guerrilla ben costruite.
Interessante il titolo, memore delle parole dostoevskiane e che rimanda al sottosuolo come presenza di reperti, anche se i tombini ormai sono svalutati (si vedano a tal proposito le splendide campagne di Amnesty International). Il colore dell’adesivo poi…
Tutto rimane circoscritto in pochi posti: Piazza del Popolo, le immediate vicinanze alla location; forse affisso in altri luoghi, ma evidentemente non corrisponde al numero da utilizzare per colpire un vasto pubblico. Insomma, sembra piuttosto un ibrido tra lo stickering e il manifesto normale.
Un’azione di guerrilla di questo tipo presuppone strategie organizzative ed inventive ulteriori piuttosto che una semplice affiche incollata al suolo. Se si vuole creare stupore e allo stesso tempo incuriosire tanto da catturare l’osservatore passante e trasformarlo in visitatore non basta di certo posizionare un manifesto soltanto nelle immediate vicinanze della mostra o distribuirlo genericamente e senza un filo conduttore. Interessante sarebbe stato creare un percorso modello “Pollicino” che si diramava della stazione Termini, in modo da incuriosire i turisti (uno dei target di riferimento) che in quelle zone non mancano mai, magari anche dalla metropolitana di Repubblica etc. Un teaser forse soltanto con il titolo, senza dare altre informazioni come invece avviene in questo caso su ogni manifesto.
Tuttavia, rimane il merito per la soprintendenza di aver svecchiato marginalmente la comunicazione culturale, praticamente assente in Italia.
Riprovaci ancora Mibac!
Ecco alcuni suggerimenti su come impostare una guerrilla
- Una campagna di guerrilla deve essere pensata come un vero e proprio evento, ma realizzata con un budget ridotto altrimenti si agiva in altro modo (Vietnam docet).
- Bisogna organizzare l’evento là dove meno forte è la presenza della pubblicità.
- (Fondamentale) Le campagne di guerrilla si basano molto sull’inventiva, quindi bisogna immaginare e progettare fantasiosamente, avendo come scopo principale l’effetto sorpresa non solo sugli utenti ma anche sui competitors.
- Ogni campagna non si ripete mai, neanche se ha come obiettivo lo stesso soggetto.